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Il paese di Calvatone, in provincia di Cremona
presso il confine con quella di Mantova,
ha una storia importante che merita di essere
conosciuta. Millecinquecento anni prima di
Cristo in località Dosso di Sant'Andrea esisteva
un villaggio dell'età dei bronzo. Lo ha scoperto
l'archeologo G. Patroni durante gli scavi
da lui diretti negli anni 1919-20. In età
storica arrivano i Celti. Bedriaco deriverebbe
dalla loro lingua e significherebbe "castoro".
Nel 148 avanti Cristo, dopo aver sconfitto
i Celti, i Romani costruiscono la Via Postumia,
e intanto nel territorio della colonia romana
di Cremona si sviluppa il centro di Bedriaco
che sorge proprio nell'area dove la Via Postumia
incrocia il fiume Oglio (a Sant'Andrea di
Calvatone). La nuova cittadina romana diventa
un importante e ricco centro commerciale
che prospera per circa sei secoli. Quando
arrivano i "barbari", che percorrono
la via Postumia, gli abitanti di Bedriaco
sono costretti ad abbandonare le loro case
per cercare luoghi più sicuri. Allora, nel
luogo dove l'anno 69 dopo Cristo c'era stato
l'accampamento di Otone (Castrum Othonis),
sorge un nuovo borgo: Pisserisse divenuto
poi Calvatone. I longobardi governano il
territorio per circa due secoli. Quando la
regina TEODOLINDA si converte alla fede cattolica,
i Longobardi diventano anche uomini di pace.
L'ultimo loro re DESIDERIO dona una parte
del territorio calvatonese al monastero bresciano
di San Salvatore, poi detto di Santa Giulia.
Un diploma molto conosciuto e interessante
per Calvatone
Anticamente era detto diploma il decreto
di un re scritto su tavola o carta piegata
in due. Quello di re Desiderio è molto noto
perché reca anche le firme della regina Ansa
e del figlio Adelchi. Il documento è molto
interessante perché contiene una premessa
di carattere religioso e un elenco di donazioni
al monastero bresciano tra le quali sono
comprese la corte di Pisserisse descritta
con molti particolari e la regona che sta
sotto fino al fiume Oglio
Significato del diploma di Desiderio
Gli storici identificano Pisserisse, o Bissarissu
(come è scritto in un altro documento detto
Polittico perché piegato più volte) con la
località di Santa Maria in Picilesco, posta
a Calvatone. Tale località, infatti, è un'altura
che sovrasta la valle della Regona, e anche
la denominazione di Picilesco richiama l'antico
nome di Pisserisse. Risulta, quindi, che
nell'anno 760 il territorio calvatonese era
soggetto ai Longobardi e che una parte di
esso fu donato al Monastero di San Salvatore
(poi S.Giulia) fatto costruire a Brescia
dallo stesso re Desiderio.
Santa Giulia
Era una giovinetta originaria di Cartagine.
Dopo la distruzione della città per opera
dei Vandali, fu fatta schiava e condotta
in Corsica. Per non aver voluto partecipare
a una festa pagana, fu flagellata e crocifissa.
Lo stesso re longobardo ottenne di poter
trasportare le spoglie della martire nella
chiesa del monastero bresciano di San Salvatore,
il quale, in onore della santa, prese poi
il nome di Santa Giulia. Era un monastero
femminile che apparteneva all'ordine benedettino.
Ricevette molti privilegi e donazioni di
terre, e mise il suo prestigio e la sua autorità
al servizio dei contadini per aiutarli a
bonificare e a rendere fertili i campi. Nel
secolo IX era diventato uno dei più ricchi
e potenti organismi economici d'Italia, dotato
di 41 corti dove lavoravano circa 4000 uomini
con le rispettive famiglie. Come conferma
la bolla di Papa Calisto II° in data 1123,
il monastero era sotto la protezione della
Sede Apostolica e sottoposto alla difesa
regia.
Diploma di Lotario imperatore
Era il nipote di Carlo Magno. Dopo aver istituito
una commissione per verificare la regolarità
e la legittimità dei possedimenti delle monache
di S. Giulia, nell'anno 837 emana un decreto
(o diploma) col quale l'imperatore conferma
al Monastero i possedimenti di cui disponeva,
elencando scrupolosamente le località dove
essi erano posti. Tra queste località si
trova ancora quella di Pisserisso a ovest
del paese, presso il fiume Oglio.
Anno 905: il POLITTICO
Questo importante documento si chiama così
perché è piegato più volte: è lungo 5,5 metri.
Si tratta di un inventario particolareggiato
di tutte le corti e i benefici ecclesiastici
in possesso del Monastero. Nel Polittico
la corte di Pisserisse è indicata col nome
di Bissarissu. Forse un errore del copista.
Gli storici sono convinti che la località
coincida con quella detta Pisserisse.
La corte
A quei tempi si chiamava così un'azienda
agricola completa di tutti i servizi. Nel
capitolare "De villis" di Carlo
Magno, si spiega che la corte doveva produrre
sul posto tutti gli strumenti necessari al
pacifico lavoro dei campi.
INDICE dell’archivio di S.Giulia
Nella Biblioteca QUERINIANA di Brescia è
conservato l’indice dell’archivio di Santa
Giulia. Si tratta di quattro grossi volumi
di complessive pagine 906 di grande formato
(52x37 cm) scritte a mano. Vi sono elencati
i documenti presenti nell'archivio del monastero
a partire dalla sua origine fino al secolo
millesettecento. La pagina 284 del secondo
volume reca in evidenza, come titolo, il
nome di Calvatone. In otto pagine sono elencati
ben 114 documenti che riguardano questa località.
Sono raggruppati per argomento: Chiese -
Acquisti ed alienazioni - Enfiteusi Feudali
- locazioni - locazione del mulino.
Le Bolle Papali
Sono decreti emanati dal papa, sotto forma
di lettera, muniti di sigillo. Nell’Indice
ne sono indicate sette: confermano i beni
posseduti dal monastero in varie località
tra cui Calvatone. Ad esempio la bolla del
Papa Lucio III° del 1187 conferma a Calvatone
oltre i beni anche le Chiese di Santa Giulia,
Santa Maria e San Biagio.
I diplomi imperiali
Nell'indice ne sono citati due: il diploma
di Lotario (di cui abbiamo già accennato)
e quello di Federico I° imperatore, detto
Barbarossa dell'anno 1185. Anche il Barbarossa
procede prima ad un accurato controllo. Manda
a Calvatone due ispettori (missi dominici),
che indicono una riunione, che ha luogo,
notare bene, in località detta Calvatone
nello spalto accanto alla chiesa di S. Giulia.
Questa precisazione ci fornisce due notizie.
A Calvatone c'era un Castello ( spalto è
una parola che deriva dalla lingua longobarda
e significa "bastione, fortezza”, ma
anche più semplicemente "torre di guardia”):
stava sopra un terrazzamento, ora demolito
per far posto al campo sportivo. Inoltre,
la Chiesa di S. Giulia si trovava accanto
al castello (dove ora c'è la scuola materna).
Nella mappa settecentesca di Maria Teresa
d'Austria tutto ciò è confermato, come è
confermata la posizione della chiesa di S.
Bernardino nell'attuale cortile dell'Oratorio.
1166 - Elenco dei contadini che lavorano
le terre del monastero
In quella riunione tenuta nello "spalto",
si approva l’inventario dei terreni di S.
Giulia posti a Calvatone e delle persone
che li detengono. Vi sono elencati i nomi
di 70 contadini e, a fianco, la misura dei
terreni che ognuno di loro ha in concessione.
Enfiteusi
Nel volume "Le carte cremonesi dei secoli
VIII-XII° " a cura di Falcone è riportato
il testo latino di uno di quei contratti
di enfiteusi citati nell' "indice dell'Archivio
di S. Giulia”. E' una importante testimonianza
del tipo di politica agraria condotta dal
Monastero. L'enfiteusi era il diritto di
godere, a tempo indeterminato, di un fondo
altrui, con l'obbligo di apportarvi migliorie
e di corrispondere al concedente un canone
in denaro o in natura. Il beneficio poteva
essere trasmesso agli eredi o venduto ad
altri. In questo caso si doveva ottenere
il consenso del monastero. Non si poteva,
però, vendere a una chiesa, o a un servo,
o a un potente. Questa clausola serviva ad
evitare la formazione di
latifondi e a proteggere i contadini, che
così potevano lavorare tranquillamente senza
il timore di essere privati del terreno.
Il feudo
Era un territorio sul quale il titolare del
feudo esercitava il potere a nome del concessionario,
al quale doveva fedeltà. Il primo concessionario
era il sovrano. A sua volta, chi riceveva
il feudo poteva cederne una parte ad altri,
detti vassalli. Nell'indice dell'archivio
di S.Giulia sono elencati 18 documenti di
tipo feudale. Il primo dice "Ordini
da osservarsi dagli abitanti di Calvatone
con giuramento di quei vassalli". Si
pensa che gli ordini riguardassero i vassalli
che avevano concessioni a Calvatone. Seguono
delle investiture di terre, ossia delle concessioni
feudali.
Calvatone comune rurale
Nell'INDICE, al capitolo "Feudali",
si legge "23 giugno 1275: ELEZIONI DI
QUESTI COMUNALI". Nel 1221, una nota
dell'INDICE indica che sono stati impartiti
ordini ai Consoli riguardanti un certo notaio.
Nel 1209 si dà comando al Podestà di Cremona
di non ingerirsi nella causa coi Belloni,
vassalli del monastero - e di non ingerirsi
nella podesteria di Calvatone. Inoltre nel
1226 si dà ordine a questi vassalli di obbedire
agli statuti. I documenti sopra indicati
attestano che Calvatone, in quegli anni,
era organizzato come COMUNE RURALE. Aveva
una propria amministrazione soggetta al controllo
del monastero, il quale, se occorreva, interveniva
a tutelare i diritti dei calvatonesi.
Un territorio da difendere
Anno 1267. Cremonesi e bresciani litigano
per il possesso dei fiume Oglio. I bresciani
chiedono aiuto ai mantovani. Rolando Persico,
conte di Sabbioneta, occupa Tezzole, fortezza
alla confluenza del canale Delmona con l'Oglio.
Respinge i primi attacchi dei mantovani e
poi quello dei ghibellini di Bosio da Dovara.
Intanto Francesco Cavalcabo' con i guelfi
cremonesi si dirige verso Mosio, dove stanno
i bresciani guidati da Martinengo, e i mantovani
capitanati da Sordello visconte dì Goito.
Si accende la battaglia che in parte coinvolge
la regona calvatonese. Vincono i bresciani.
Rimane malamente ferito Cavalcabo' in una
coscia, da un dardo. (Così, in breve , dallo
storico Cavitelli). Il Sanfelice e il dott.
Bologni aggiungono che il Cavalcabò è portato
nel Castellazzo, dove muore.
Anno 1308. I guelfi bresciani si uniscono
a quelli mantovani. Partono da Asola e invadono
il cremonese. Assaltano Piadena, Calvatone,
S. Martino e si spingono fino a Viadana.
Calvatone è saccheggiato, quasi distrutto.
(Sanfelice). Tra i tanti, questi sono solo
due esempi della forte litigiosità che si
manifestava tra le città e i paesi a noi
più vicini. Il territorio di Calvatone ,
per buona parte confinante con il fiume,
vi si trovava spesso coinvolto. Bisognava,
quindi, sorvegliare il fiume verso Acquanegra,
verso l'ansa delle Bisse e verso Mosio. Secondo
le informazioni date dal Sanfelice sorgevano
in paese il Castello, più avanti verso est
il Castelletto e verso Mosio il Castellazzo.
Erano modeste rocche che si innalzavano sopra
un terrapieno.
Calvatone acquista i beni del Monastero
I tempi erano cambiati. Il monastero era
in crisi di identità per la perdita delle
sue funzioni politiche e la decadenza dei
valori morali. Doveva modificare la sua vita
interna e razionalizzare le proprietà, troppo
disperse. Calvatone, pur conservando l'autonomia
amministrativa ed economica, dal lato politico
era costretto a seguire le sorti di Cremona.
Nel 1441 i Visconti di Milano avevano dato
in dote la città a Bianca Maria che andava
sposa a Francesco Sforza. Cremona e, quindi,
anche Calvatone, seguirono le sorti del Ducato
di Milano. Nel 1535 il cremonese passò sotto
il dominio spagnolo.
Due nuovi Conventi
Si racconta che verso la fine del 1400, un
conte bresciano, gravemente ferito nella
guerra viscontea. Facesse voto che, se la
B.Vergine Onorata in località di Santa Maria
l’avesse guarito le avrebbe eretto lì un
grande Santuario. Ottenuta la guarigione,
si industriò a far sorgere una chiesa. Accanto
ad essa fu poi eretto un convento donato
poi ai frati Francescani Minori Osservanti.
Fu soppresso dalla Repubblica Cisalpina nel
1798. Chiesa e Convento furono demoliti e
il terreno fu venduto. Una mappa datata 12
marzo 1779 reca l'esatta denominazione del
convento: RR.PP.M.O. (Reverendi Padri Minori
Osservanti) di Santa Maria Celeste di Calvatone
detto PICILESCO (nome che viene dall'antica
Pisserisse).
A Calvatone in via S. Maria si installarono
anche i frati DOMENICANI di Cremona, probabilmente
nel secolo XVI°. Il convento era situato
nell'attuale cascina Gorni e possedeva 887
pertiche di terreno. Fu soppresso nel 1808.
Le visite pastorali
Presso l'archivio storico diocesano di Cremona
sono conservati i verbali delle visite pastorali
compiute a Calvatone dal vescovo Nicolò Sfondrati
, eletto poi Papa col nome di GREGORIO IV°
il 5 dicembre 1590. Purtroppo morì l'anno
dopo il 15 ottobre 1591. Nel volume "Visitatio
Diocesis" dell'anno 1572 si trova il
verbale della visita compiuta alla chiesa
di San Bernardino di Calvatone, definita:
parrocchiale.
Nel volume riguardante l'anno 1576, troviamo
le relazioni sulle visite alle chiese di
Santa Giulia e di S.Andrea. Le chiese visitate
sono quattro. Manca quella di Santa Maria
perché allora apparteneva ai Frati Francescani.
Le chiese, dunque, erano cinque e la loro
presenza ci fa supporre che la popolazione
doveva essere abbastanza numerosa.
La parrocchia
Il dott. Bologni riporta l'elenco dei parroci
compilato da Don Gian Franco Marcheselli
che fu parroco a Calvatone dal 1824 al 1845.
Le prime parrocchie comprendevano un certo
numero di paesi e si chiamavano "pievi".
Si diffusero in tutti i paesi all'epoca del
Concilio di Trento che si tenne verso la
metà del secolo XVI°. Il primo parroco di
Calvatone sarebbe stato Oldogno don Ercole
nell'anno 1540. A quell'epoca la chiesa parrocchiale,
come abbiamo visto, era quella di S. Bernardino.
A partire dalla metà del secolo XVII°, il
parroco di Calvatone ricopriva l'incarico
di vicario foraneo. Lo mantenne fino al tempo
di Don Eugenio Morandi che venne a Calvatone
nel 1895, poi tale incarico passò al parroco
di Vho'. Il Vicariato di Calvatone comprendeva
sette parrocchie con un totale di 15.522
anime, 34 chiese e 31 sacerdoti. San Bernardino
rimase parrocchiale fino al 1859, anno in
cui fu consacrata l'attuale chiesa dedicata
alla "Vergine immacolata concepita"
insieme con i santi "Biagio, Giulia
e Bernardino" , già titolari delle antiche
chiese, che col passare del tempo erano cadute
in rovina.
Le dominazioni straniere
Morto Francesco Sforza, nel 1535 il cremonese
subì il dominio diretto degli spagnoli, durato
più di un secolo e mezzo, fino al 1711, quando
il cremonese e la Lombardia passarono sotto
la dominazione austriaca che cominciò con
Carlo VI d'Austria. In questo periodo il
feudo di Calvatone fu concesso a un comandante
spagnolo, GIAN BATTISTA CASTALDI. Ne ricorda
ancora il nome l'attuale "Vicolo Castaldi"
. Durante il dominio austriaco, l'imperatore
Carlo VI° d'Austria, con decreto in data
primo agosto 1714, nominò SFORZA PICENARDI
Marchese di Calvatone, riconoscendo non solo
i meriti di questo discendente della nobile
famiglia, ma anche il prestigio del comune
di Calvatone, considerato degno dei rango
di Marchesato. Durante il regno di Maria
Teresa d'Austria fu compilato il catasto
dei terreni e fabbricati di Calvatone, diviso
in particelle numerate, ad ognuna delle quali
corrispondeva il nome del proprietario. Nel
1790, mentre regnava Giuseppe II°, fu eseguito
il rettifilo dei fiume Oglio e in tal modo
l'ansa delle Bine restò dalla parte destra
dei fiume. Durante il periodo napoleonico,
Calvatone subisce il dominio francese (1796
Repubblica Francese, 1797 Repubblica Cisalpina,
1802 Repubblica Italica, 1805 Regno d'Italia).
In quei tempi furono soppressi il Convento
di S. Maria e quello dei Frati Agostiniani.
Sconfitto Napoleone, ritornano gli austriaci
(Regno Lombardo Veneto). Nel 1859, dopo la
seconda guerra d'indipendenza, Calvatone
è annesso al Regno di Vittorio Emanuele II°.
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